Napovagando (poco spendendo) – pics: picasaweb.google.com/napovagando

marzo 2, 2010

Pensieri di viaggio (è il destino a determinare il nostro percorso)

Filed under: Uncategorized — napovagando @ 4:23 am

Approfitto di questa imprevista e prolungata sosta a Santiago a causa del forte terremoto che ha colpito il Cile per scrivere questo articolo che da tempo avevo in mente.
Voglio parlarvi di un altro dei miei pensieri di viaggio: “In un viaggio, come nella vita, si può provare a pianificare tutto, ma sarà solo il destino a determinare il nostro percorso. Allora perché, qualche volta, non lasciarsi trasportare dagli eventi e vedere come va a finire.”
E voglio farlo partendo da una semplice riflessione sull’etimologia della parola “destinazione”. Non so se sia proprio l’interpretazione corretta, ma a me viene in mente come l’unione di due parole “destino” e “azione”, ossia azione del destino. E questo è ancora più evidente se tradotta in spagnolo “ir a su destino” – “andare alla sua destinazione”. Ai giorni nostri, i viaggi sono certamente più sicuri e determinati di quelli di un tempo (mi viene in mente quello di Ulisse verso Itaca), ma rimangono pur sempre con una buona dose di incertezza anche se spesso ci dimentichiamo di questa cosa. Pensiamo che tutte le cose andranno come abbiamo previsto e ci irritiamo per ogni imprevisto che ci capita lungo il cammino. Non pensando però, che forse quell’imprevisto tanto fastidioso, può essere migliore di quello che sarebbe successo se tutto fosse andato come previsto. Per sfortuna o forse per fortuna non sapremo mai quali sviluppi avrebbe avuto la nostra esistenza nell’altra situazione. Questo vale allo stesso modo nella vita, spesso ci irritiamo se i nostri piani o le nostre aspirazioni non vanno proprio come abbiamo pensato. Con questo non voglio dire di lasciare al destino tutti i nostri progetti e sogni, ma di accettare positivamente quello che ci capita cercando di prendere il meglio da quello che la vita ci offre.
Vi lascio con una bellissima canzone di Joan Manuel Serrat, ispirata ad una poesia di Antonio Machado, che ho scoperto grazie ad una mia amica di Concepcion (epicentro del terremoto cileno).

Caminante no hay camino (Joan Manuel Serrat)

Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre el mar.

Nunca perseguí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.

Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
súbitamente y quebrarse…

Nunca perseguí la gloria.

Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.

Al andar se hace camino
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.

Caminante no hay camino
sino estelas en la mar…

Hace algún tiempo en ese lugar
donde hoy los bosques se visten de espinos
se oyó la voz de un poeta gritar
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”

Golpe a golpe, verso a verso…

Murió el poeta lejos del hogar.
Le cubre el polvo de un país vecino.
Al alejarse le vieron llorar.
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”

Golpe a golpe, verso a verso…

Cuando el jilguero no puede cantar.
Cuando el poeta es un peregrino,
cuando de nada nos sirve rezar.
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”

Golpe a golpe, verso a verso.

——————————
traduzione in Italiano

Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passare,
passare facendo sentieri,
sentieri sul mare.

Mai cercai la gloria,
né di lasciare alla memoria
degli uomini il mio canto,
io amo i mondi sottili,
lievi e gentili,
come bolle di sapone.

Mi piace vederle dipingersi
di sole e scarlatto, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
improvvisamente e disintegrarsi…
Mai cercai la gloria.

Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.

Viandante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare…
Un tempo in questo luogo dove
ora i boschi si vestono di spine,
si udì la voce di un poeta gridare
“Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando…”

Colpo a colpo, verso dopo verso…

Il poeta morì lontano dal focolare.
Lo copre la polvere di un paese vicino.
Allontanandosi lo videro piangere.
“Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando…”

Colpo a colpo verso dopo verso…

Quando il cardellino non può cantare.
Quando il poeta è un pellegrino,
quando non serve a nulla pregare.
“Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando…”

Colpo a colpo, verso dopo verso.

—————————-
video su youtube

febbraio 28, 2010

Terremoto in Cile

Filed under: Uncategorized — napovagando @ 7:01 pm

La mia buona sorte mi ha assistito. Ieri mattina ero a Concepcion (epicentro del terremoto 8,8 magnitudo) e domani dovevo andare all’isola di pasqua (evacuata per tzunami). la sera del terremoto invece mi trovavo a Pichilemu (dove il terremoto è stato “solo” del 7° grado di magnitudo). Successivamente è arrivato un piccolo tsunami, ma c’e’ stato il tempo per salire sul monte vicino. Il secondo piano della casa in legno dove mi trovavo ha traballato tutto. Però devo essere sincero, ero tranquillo, può sembrare strano, ma come ho già detto, non è importante quanto sia lunga la tua vita, ma l’importante è averla vissuta al 100% senza aver alcun rimpianto. E io, in questo momento, mi trovo in questo particolare stato di grazia. Adesso mi trovo a Santiago dove la situazione è piuttosto tranquilla. Molti negozi chiusi e tante macerie, ma niente paragonato a Concepcion, dove non c’è luce, acqua e cominciano a scarseggiare i viveri.

gennaio 20, 2010

Pensieri di viaggio (l’importanza di un sorriso)

Filed under: Uncategorized — napovagando @ 10:54 pm

Voglio spiegarvi un po meglio i pensieri di viaggio che avevo precedentemente sintetizzato. Ed ho deciso di cominciare da: “In un viaggio, come nella vita, servono solo 3 cose per farsi capire dagli altri. Saper dire “ciao”, saper dire “grazie” e usare sempre il proprio miglior sorriso.”
Viaggiando per l’Asia e adesso per il Sud America, ho capito quanto purtroppo abbiamo perso, nelle culture occidentali, sul piano dei rapporti umani.
Forte delle mie tre cose necessarie per viaggiare (saper dire “ciao”, saper dire “grazie” e offrire il proprio sorriso) ho girovagato per le città salutando con un sorriso e un ciao di cuore chiunque incontrassi.
E’ incredibile come una cosa così semplice possa rendere felice sia chi dona che chi riceve.
Tutte le persone che incontravo rispondevano volentieri ricambiando il saluto e il sorriso.
Ho provato a fare lo stesso in Italia e di tutta risposta le persone o mi chiedevano se ci conoscevamo o cominciavano a guardami strano, come una sorta di alieno tra la gente normale.
Ma cos’è normale? Non curarsi degli altri perché si è rattristati dai problemi della vita o bisogna correre al lavoro?
Io penso che forse un semplice sorriso puoi aiutarci ad affrontare meglio la giornata e a vivere un po più sereni.
Perché allora, da domani, anche voi non provate ad andare in strada salutando tutti quelli che incontrate durante il vostro cammino.
Non preoccupatevi di servirvi un po strani e imbarazzati o non essere contraccambiati, all’inizio questo è normale.
Ma se ognuno di noi comincia a fare un piccolo passo forse in futuro il virus del sorriso potrà diffondersi nel mondo.
Chissà se, un giorno, al posto dell’influenza suina, non leggeremmo sul giornale “rischio di pandemia mondiale dovuta al nuovo virus del sorriso che si sta velocemente diffondendo in molte città”.

gennaio 16, 2010

Il buddhismo e le altre religioni (parte II)

Filed under: Uncategorized — napovagando @ 10:27 am

Come qualcuno di voi mi ha richiesto voglio continuare a parlarvi un pò di quello che sono riuscito a capire riguardo a questa filosofia orientale. La parte del mio viaggio in Asia era forse dettata da questa ricerca interiore. Ho avuto la fortuna di incontrare in Thailandia, in un piccolo monastero fuori dai classici percorsi turistici, un monaco (un anatomopatologo sessantenne che ha deciso di dedicare gli ultimi anni della sua esistenza ad una vita monastica nella speranza di raggiungere il Nirvana) che “vedendo” in me questo interesse ha voluto stimolare il mio percorso di ricerca. Non vi racconterò nei dettagli tutto quello che ci siamo detti (livelli della meditazione, le quattro verità, etc.) perché le troverete meglio spiegate nel libro che finalmente ho trovato (un libro sul buddhismo che parte dagli antichi canoni e pertanto scevro da tutte le interpretazioni sviluppate in seguito) che trovate allegato a questo articolo. Ma voglio parlarvi dell’approccio che lui ha seguito, così impregnato dello “spirito” buddhista, sperando così di riuscire a trasmettere anche a voi questo interesse. Quando gli ho raccontato le mie prime esperienze sulla meditazioni, lui mi ha invogliato a continuare su questa strada, in modo da poterci scambiare le reciproche esperienze. Io sono rimasto profondamente sorpreso da queste parole, ben sapendo, che lui, in questo percorso, era decisamente più esperto di me.
“Non è importante che tu sia buddhista, cristiano o ateo. L’importante è che tu segua i precetti del buddhismo (che poi sono comuni a tutte le religioni e all’etica laica) di compassione e amore per gli altri e che continui nel tuo percorso riguardo la meditazione per “interiorizzare e razionalizzare” i principi filosofici del Buddhismo” – mi ha detto. Solo ora posso dire di aver a pieno capito questo concetto. Non ha senso dire “io sono buddhista, cristiano o ateo”. Queste sono solo etichette che gli esseri umani hanno creato per identificarsi, che però come tali, creano delle divisioni che vanno proprio contro quegli stessi precetti sui quali i loro pensieri dovrebbero basarsi. In ottica buddhista addirittura non ha senso dire “io sono”, ma questo potrete meglio comprenderlo durante la lettura del libro. Riguardo invece la meditazione posso dirvi che non è solo, come qualcuno può pensare, una pratica di distacco della mente praticata in una particolare posizione, ma piuttosto una condizione mentale da utilizzare in ogni momento della vita (uno stato di concentrazione vigile che permette di analizzare la “realtà” delle cose).
Concludo ringraziando il mio “maestro” per i suoi insegnamenti e per l’approccio seguito, ben consapevole che lui non leggerà mai queste pagine e che probabilmente non avremo più modo di rivederci, perché, come lui mi da detto, “Non posso dirti che ci rivedremo. Il buddhismo vuol alleviare la sofferenza delle persone e io non voglio creare in te aspettative che posso essere disattese facendoti così soffrire”.

Libro – L’insegnamento del Buddha (parte I)
Libro – L’insegnamento del Buddha (parte II)

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