Come qualcuno di voi mi ha richiesto voglio continuare a parlarvi un pò di quello che sono riuscito a capire riguardo a questa filosofia orientale. La parte del mio viaggio in Asia era forse dettata da questa ricerca interiore. Ho avuto la fortuna di incontrare in Thailandia, in un piccolo monastero fuori dai classici percorsi turistici, un monaco (un anatomopatologo sessantenne che ha deciso di dedicare gli ultimi anni della sua esistenza ad una vita monastica nella speranza di raggiungere il Nirvana) che “vedendo” in me questo interesse ha voluto stimolare il mio percorso di ricerca. Non vi racconterò nei dettagli tutto quello che ci siamo detti (livelli della meditazione, le quattro verità, etc.) perché le troverete meglio spiegate nel libro che finalmente ho trovato (un libro sul buddhismo che parte dagli antichi canoni e pertanto scevro da tutte le interpretazioni sviluppate in seguito) che trovate allegato a questo articolo. Ma voglio parlarvi dell’approccio che lui ha seguito, così impregnato dello “spirito” buddhista, sperando così di riuscire a trasmettere anche a voi questo interesse. Quando gli ho raccontato le mie prime esperienze sulla meditazioni, lui mi ha invogliato a continuare su questa strada, in modo da poterci scambiare le reciproche esperienze. Io sono rimasto profondamente sorpreso da queste parole, ben sapendo, che lui, in questo percorso, era decisamente più esperto di me.
“Non è importante che tu sia buddhista, cristiano o ateo. L’importante è che tu segua i precetti del buddhismo (che poi sono comuni a tutte le religioni e all’etica laica) di compassione e amore per gli altri e che continui nel tuo percorso riguardo la meditazione per “interiorizzare e razionalizzare” i principi filosofici del Buddhismo” – mi ha detto. Solo ora posso dire di aver a pieno capito questo concetto. Non ha senso dire “io sono buddhista, cristiano o ateo”. Queste sono solo etichette che gli esseri umani hanno creato per identificarsi, che però come tali, creano delle divisioni che vanno proprio contro quegli stessi precetti sui quali i loro pensieri dovrebbero basarsi. In ottica buddhista addirittura non ha senso dire “io sono”, ma questo potrete meglio comprenderlo durante la lettura del libro. Riguardo invece la meditazione posso dirvi che non è solo, come qualcuno può pensare, una pratica di distacco della mente praticata in una particolare posizione, ma piuttosto una condizione mentale da utilizzare in ogni momento della vita (uno stato di concentrazione vigile che permette di analizzare la “realtà” delle cose).
Concludo ringraziando il mio “maestro” per i suoi insegnamenti e per l’approccio seguito, ben consapevole che lui non leggerà mai queste pagine e che probabilmente non avremo più modo di rivederci, perché, come lui mi da detto, “Non posso dirti che ci rivedremo. Il buddhismo vuol alleviare la sofferenza delle persone e io non voglio creare in te aspettative che posso essere disattese facendoti così soffrire”.
Libro – L’insegnamento del Buddha (parte I)
Libro – L’insegnamento del Buddha (parte II)